lunedì 23 novembre 2009

efficacia della comunicazione

Sto leggendo i giornali non azzerbinati al Potere e, fra me e me, rifletto sull’efficacia della comunicazione sui guasti che questo Governo sta portando al sistema Italia.

Ritengo, magari con un po’ di presunzione, che l’efficacia potrebbe esser maggiore se ci si prendesse la briga di lasciar perdere l’attacco frontale e ci si soffermasse sui contenuti formali e sostanziali della comunicazione.

Faccio due esempi.

Il primo errore formale è il “Processo breve”. Articoli ed articoli per spiegare le nefandezze del disegno di legge e poi, nei titoli, ci si adegua alla maggioranza continuandolo a chiamare “processo breve”, anziché – come più giusto – “ammazzaprocessi”, ingenerando la convinzione ed avvalorando quel che dice il Governo, che comunque si tratta di un provvedimento che velocizza la giustizia.

Il secondo esempio è più sostanziale e riguarda il fenomeno dell’immigrazione.

Sulla stampa vicina all'opposizione è stata data rilevanza al bus della vergogna di Milano dove vengono caricati i clandestini, al provvedimento del “bianco natale”, a quello dell’invito alla delazione del clandestino. Queste iniziative sono state bollate come razziste.

Nella forma sono pratiche odiose, ma perfettamente legittime. Dalla Turco-Napolitano, approvata dal centro sinistra nel 1998, in poi tutti i governi di destra o di sinistra hanno usato lo slogan “chi è clandestino deve essere espulso”. Che poi il clandestino venga scoperto con retate, con delazioni o in seguito a controllo dei vigili urbani ha ben poca importanza. Agli occhi della gente, e del diritto, deve essere espulso. Un attacco fondato sulle modalità di applicazione di una legge e non sulla sostanza non mi sembra molto efficace.

Ben altre sono le nefandezze di questa maggioranza in materia di immigrazione, prima fra tutte l’irrisolto sistema di ingresso legale affidato ormai solo alle sanatorie e ad un clic day che arriva, come babbo natale, per un’ora l’anno. Per poi continuare con il contratto di integrazione a punti, altra corbelleria fin ora fortunatamente non realizzata, per finire all’eccesso di burocratizzazione che costringe l’immigrato regolare a instaurare un continuo e defatigante rapporto con la Pubblica Amministrazione a tutto di scapito della sua attività lavorativa.

Di tutto ciò , forse perchè fa parte della quotidianità, ben poco emerge dalle pagine dei giornali

2 commenti:

marcoboh ha detto...

in effetti è pratica comune e continua quella di concentrare l'attenzione su aspetti formali e non sostanziali: per prima la repubblica che ha fatto dell'attacco personale a berlusconi la sua bandiera, salvo poi sorvolare su tutto il resto. e ciò è in gran parte effetto dell'ignoranza (politica ma anche generale) di chi scrive sui giornali. bisogna imparare a chiamare le cose con il loro nome, a partire dal dismettere termini come premier, governatore, e giù per via. la correttezza lessicale è il primo mezzo per aprire la breccia: se no si continua a fare il gioco non tanto della destra quanto della confusione.
(la parola di controllo è bingsal: vorrà dire qualcosa?)

marcoboh ha detto...

bingsal era la combinazione di lettere richiesta per pubblicare il commento. sala bingo, cioè. un po' come quest'italia :-(
(stavolta è cultent. tralascio le interpretazioni)